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Sian Preddy, la prima ostetrica sorda profonda del Galles

da | Giu 5, 2020 | Integrazione | 0 commenti

Non accettare mai un NO come risposta, perché la sordità non può limitare i tuoi sogni.

Questa è la storia di Sian Preddy, la prima ostetrica sorda profonda del Galles.

In un’intervista alla BBC, Sian racconta che aveva 4 anni quando le diagnosticarono la sordità e che, quel giorno, sua madre piangeva mentre le veniva data la notizia. Perché? Perché sua madre aveva notato che c’era qualcosa “che non andava” in lei, ma i medici la definivano sempre una madre troppo ansiosa. Fino a quel giorno, in cui finalmente ebbe una diagnosi.

Successivamente è iniziata la sua riabilitazione con le Protesi Acustiche, ma purtroppo le continue infezioni non le permettevano di indossarle e a 14 anni la sua era diventata ormai una sordità profonda.

Rimasta affascinata dal mondo della medicina dopo aver trascorso tanto tempo in ospedale fin da bambina, Sian desiderava diventare un’infermiera, ma questa purtroppo a scuola le dissero che non era un’opzione praticabile per una persona sorda.

Qualche anno più tardi, dopo aver dato alla luce il suo primo bambino, l’ostetrica le disse che anche lei, con il suo amabile carattere, avrebbe potuto essere una brava ostetrica.

“Poiché volevo sentire i miei figli, ho scelto di portare l’impianto cocleare” dice Sian nell’intervista.

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Dopo essersi sottoposta all’intervento per ricevere l’impianto coclerare, Sian inizia la scuola di medicina, dove le viene fornito uno stetoscopio speciale e tecnologico, mostrato nella foto.

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“All’università, sono in una classe di 22 persone e alcune volte faccio fatica a sentire. E spesso devo spiegare alle persone che sono sorda profonda ma che posso sentire attraverso un impianto.”

In questo lavoro, spiega Sian, a volte deve usare un telefono, il che è davvero difficile per lei, così quando può cerca di evitarlo.
Anche il parto, racconta Sian, può essere impegnativo: quando una donna è in travaglio, è importante essere in grado di ascoltare monitor e battito cardiaco del bambino: “Ma se instauri un buon rapporto con la partoriente, le cose vanno bene”.

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“Quando ho partorito, per esempio, non avevo un interprete. Ma le levatrici erano fantastiche e i loro segni facciali e il linguaggio del corpo erano abbastanza per rassicurarmi”

Sian adesso cerca di creare quello stesso tipo di fiducia e di rapportarsi in quello stesso modo con le altre donne che lavorano con lei perché essere sorda non influisce nel lavoro che fa.
Spesso non dice alle donne di essere sorda, vuole che prima la conoscano senza farsi dei preconcetti su di lei. Generalmente lo dice dopo che il bambino è nato e stanno facendo i primi controlli.

“Consegnare il mio primo bambino è stato fantastico; che privilegio far parte di qualcosa di così privato e così speciale”

Le mille difficoltà non l’hanno bloccata: con forza e determinazione lei ha buttato giù le barriere pur di realizzare il suo sogno, diventare un’ostetrica… e ce l’ha fatta!