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Il Blog di IntendiMe

Intervista a Chiara Foschi: impiegata e divoratrice seriale di libri

da | Giu 22, 2020 | Storie | 0 commenti

Chiara ha 40 anni tondi, tondi e vive da sola a Milano, dove dal 2005 lavora in una concessionaria di pubblicità come impiegata all’Ufficio Portafoglio. Laureata in Scienze Politiche con una tesi sulle novità tecnologiche nella comunicazione delle persone sorde, ha la passione per la lettura, la musica, i viaggi e la barca a vela.

Conosciamo meglio Chiara Foschi

Raccontami un po’ della tua infanzia, com’è stata?

Sono nata a Milano e a 12 anni, dopo la morte di mio padre, mi sono trasferita con mia madre in un piccolo paesino di circa 300 abitanti in provincia di Biella: un grande shock per me, abituata alla grande città!

I primi due anni non sono stati facili. Mi sono ritrovata a vivere in un paese nuovo e a frequentare le scuole medie con dei nuovi compagni di classe con cui è stato davvero difficile integrarsi: una situazione ben diversa rispetto a quella delle elementari frequentate nella mia città natale e dove invece non ho avuto particolari problemi né con i compagni né con le maestre. 

L’unico ricordo positivo di quel periodo è la mia severissima prof. di italiano! Lei è stata fondamentale per la mia crescita e per lo sviluppo del mio linguaggio, sia scritto che parlato. Mi correggeva costantemente la grammatica e la pronuncia, ma grazie a questo suo “metodo” sono migliorata tantissimo, ho arricchito il mio vocabolario e ho imparato a parlare e a scrivere in maniera corretta.

Finite finalmente le medie, ho scelto di iscrivermi al Liceo Classico Linguistico “Progetto Brocca” a Biella, dove invece mi sono ambientata con facilità e ho stretto delle amicizie che durano tuttora. Sebbene al liceo abbia avuto il sostegno nelle materie per me più difficili, come la matematica e l’inglese, ero felice di studiare le lingue.

Certo, col senno di poi, forse sarebbe stato meglio frequentare il liceo classico “tradizionale”, dato che col mio problema di udito scegliere di studiare inglese, francese e tedesco – che tra l’altro nemmeno mi piaceva – forse è stato un po’ un azzardo, ma era quello che volevo fare. Successivamente ho imparato anche lo spagnolo, poiché ho dei cugini che vivono a Barcellona e ho passato alcune estati con loro a Minorca.

Negli anni del liceo, come tutti i miei coetanei, impazzivo per la musica anche se non capivo le parole delle canzoni, soprattutto di quelle in inglese; allora me le facevo scrivere dalle amiche o compravo “Tv Sorrisi e canzoni” per poterne conoscere il significato. A quei tempi non esistevano ancora Shazam e non era possibile cercare i testi delle canzoni online.

Chiara Foschi

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E poi sei andata all’università… La sordità ha influito nei tuoi studi o ti ha causato particolari difficoltà?

Dopo il Liceo sono tornata nella mia Milano, così come sognavo fin da quando l’avevo lasciata qualche anno prima, e mi sono iscritta all’Università Cattolica per studiare Scienze Politiche. Da studentessa ho inizialmente vissuto da mia zia e poi da mia nonna, finché non sono riuscita a comprarmi casa.

Durante i primi anni di studio non ho purtroppo potuto usufruire di alcun aiuto da parte del Servizio Disabili dell’Università Cattolica (solitamente molto attivo e attento alle persone con le persone con disabilità) a causa di “motivi burocratici”, ma sono andata comunque avanti grazie alla mia intraprendenza e soprattutto grazie alla mia faccia tosta.    Nel 2000 la tecnologia non era così tanto sviluppata come oggi e non c’erano programmi di trascrizione degli appunti, perciò mi sono armata di coraggio e ho chiesto aiuto ad alcune compagne di studio. Il risultato? Ho ottenuto gli appunti di cui avevo bisogno e ho guadagnato pure delle care amiche che ancora oggi fanno parte della mia vita.

Mi sono laureata da poco, nel settembre 2019. Ho sempre rimandato il grande traguardo della laurea perché nel 2005 ho iniziato a lavorare, ma per me era così importante raggiungerlo, da spingermi a chiudermi in casa dopo il lavoro e nel week-end e dedicarmi all’ultimo esame ed alla tesi. E’ vero, gli ultimi 2 anni ho fatto un po’ la vita da eremita, ma ne è decisamente valsa la pena!

Mi racconti della tua tesi?

Il titolo della mia tesi era: “Le novità tecnologiche nella comunicazione delle persone sorde”. Nella tesi ho analizzato com’è cambiata la comunicazione delle persone sorde grazie alla tecnologia come ad esempio protesi acustiche e impianti cocleari, computer, mail, SMS, Smartphone, WhatsApp etc. (e naturalmente ho parlato anche di IntendiMe).

Senza la tecnologia sicuramente i sordi avrebbero avuto molta più difficoltà a comunicare. Mi sono sempre interessata alla tecnologia e a come sfruttarla per migliorare la comunicazione. Sono nata nell’epoca giusta!

Ho iniziato il discorso alla discussione di laurea così: “È grazie alla tecnologia se oggi sono qui ad illustrarvi la mia tesi”.

Quando si sono accorti della tua sordità?

Avevo circa 4 anni ed ero in spiaggia con amici di famiglia. Mentre giocavo con la sabbia con altri bambini ad un certo punto passò un aereo, volando bassissimo; gli altri bambini alzarono la testa per capire cosa stesse succedendo, io invece continuai a giocare. Gli amici di famiglia lo dissero ai miei genitori che mi portarono all’Istituto di Audiologia del Policlinico di Milano (allora presieduto dal Primario Prof. Massimo del Bo) dove confermarono la mia sordità e mi misero gli apparecchi che da piccola chiamavo “orecchini”. Non conosco la causa della mia sordità, ma probabilmente è dovuta alla mia nascita prematura, d’altronde pesavo solo 900 grammi!

Chiara Foschi bambina

Quali rimedi e percorsi riabilitativo-educativi hanno scelto i tuoi genitori per te e come sono stati? Tornando indietro, pensi che abbiano fatto la scelta giusta o la cambieresti?

Dopo avere messo gli apparecchi acustici iniziai a frequentare logopedia per 2 volte alla settimana fino all’età di 12 anni, sempre all’Istituto di Audiologia dove era stato istituito un reparto di Logopedia coadiuvato dalla Dottoressa Adriana Cippone De Filippis, specializzata nel metodo oralista.

Non amavo molto andare a logopedia perché per me era molto faticoso e significava giocare meno degli altri bambini, perché oltre ai compiti di scuola io dovevo fare anche gli esercizi a casa! Ora posso dire che tutta quella fatica è servita a parlare abbastanza bene e ad essere integrata.

Sicuramente oltre alla logopedia hanno contribuito altri fattori, come la mia volontà di “imitare” gli udenti nella pronuncia delle parole, il mio amore per la lettura che mi ha regalato un ricco vocabolario, e certamente la mia famiglia. Mamma, zii e cugini mi hanno sempre supportata e corretto quando sbagliavo le pronunce, soprattutto quelle della S, della Z e di SC e C che, non sentendole bene, pronunciavo tutte uguali! Da parte mia però devo dire che ci ho messo tanto impegno perché ci vuole tanta, tantissima memoria per ricordarsi tutte le pronunce, le parole, gli accenti e le forme corrette delle frasi.

Direi quindi che i miei hanno fatto la scelta giusta essendosi rivolti a dei professionisti del settore, e anche che mia mamma ha davvero avuto molta pazienza nell’aiutarmi.

 

Qual è l’affermazione sulla sordità più sciocca o fastidiosa che ti hanno fatto? 

Sicuramente mi dà molto fastidio quando viene pronunciata la parola sordomuto! Rispondo sempre “sono sorda ma per niente muta”! Oppure non sopporto quando mi dicono “eh, almeno così non senti le cavolate che dice la gente”.

 

Come stai vivendo questo periodo segnato dal coronavirus? La tua vita è cambiata?

I primi momenti sono stati molto difficili da affrontare, da sola, con una pandemia in corso e la mia mamma lontana (vive in Piemonte).

Affrontare da soli una situazione del genere non è stato facile.

Sono abituata a stare da sola, ma normalmente, prima del lockdown, durante il giorno incontravo tanta gente come i colleghi in ufficio, gli amici o i cugini alla sera per un aperitivo o una cena.

Di colpo non vedere anima viva e non poter parlare faccia a faccia con qualcuno per due mesi è stato uno shock!

Per fortuna ho lavorato e ancora sto lavorando in smartworking, e per non scombussolarmi ulteriormente la vita, nei giorni e orari lavorativi ho cercato di mantenere le stesse abitudini e vestirmi e truccarmi come se stessi andando in ufficio, scarpe a parte. Durante le pause mi mettevo sul mio balconcino a mangiare e a leggere.

Nel periodo di lockdown mi sono fatta consegnare la spesa a domicilio soprattutto per il problema delle mascherine che tutti indossano, in quanto non riesco a capire nulla senza vedere il labiale e percepisco solo una voce arriva distorta e ovattata che non mi permette di distinguere le parole.

 

Spesso ho fatto i videoaperitivi con gli amici!

Ma da quando hanno dato la possibilità di uscire e di vedere parenti e amici va decisamente meglio. E ora che mia mamma mi ha raggiunto a Milano sono molto più tranquilla, non la vedevo da febbraio.

Per la spesa ora vado nei negozi sotto casa e chiedo cortesemente ai miei interlocutori di abbassare la mascherina a distanza, oppure consegno la lista della spesa, o ancora la ordino su WhatsApp e vado solamente a pagare e ritirarla, in modo da non dover comunicare con gli altri. Beh, viva la tecnologia!

Al di là di tutti i possibili escamotages che posso trovare, questa situazione mi pesa molto perché sono una persona socievole e ho l’abitudine di scambiare due parole con le persone e i negozianti del quartiere.

Chiara Foschi bambina

E adesso che ancora la situazione non è ancora tornata alla normalità, come farai?

Spero di poter lavorare ancora in smartworking perché per me la comunicazione con le mascherine è veramente difficoltosa. 

Aspetto con ansia che vengano prodotte delle mascherine trasparenti, possibilmente Fpp2, certificate e da distribuire ad amici, parenti, colleghi e negozianti per comunicare più agevolmente.

La sordità cosa ti ha dato e cosa invece ti ha tolto? 

Sicuramente mi ha dato una maggiore sensibilità, e si sa che i sordi sono dei maghi nell’ indovinare le espressioni facciali! 

Mi ha tolto… beh, difficilmente un sordo può avere le stesse possibilità di una persona udente, o comunque per averle deve lottare 100 volte di più per avere pari fiducia e rispetto.

Hai un consiglio da dare?

Consiglio di leggere, sempre. A me è servito tantissimo perché non sentendo bene le parole, l’unica maniera per impararne di nuove è leggere tanto. Io ho cominciato, da piccolina, con Topolino per poi passare ai libri che trovavo in casa, e da lì non ho più smesso. Ho ereditato questa passione da mia madre e ancora oggi ho sempre un e-book con me e leggo tutte le volte che posso.