IntendiMegazine

Il blog di IntendiMe

Intervista a Valeria Piano, educatrice specializzata in disabilità sensoriali: “I miei ragazzi mi hanno donato una nuova prospettiva da cui osservare la vita”

da | Mag 6, 2020 | Storie | 0 commenti

Buongiorno Valeria, raccontaci chi sei!

Buongiorno a te e grazie per questa bellissima opportunità!
Sono Valeria Piano, vivo in Sardegna, in una cittadina nell’hinterland di Cagliari.
Da più di 18 anni svolgo la professione di educatrice, nello specifico sono specializzata in disabilità sensoriali che comprendono la sordità o ipoacusia, la cecità o ipovisione e la sordocecità caratterizzata dalla compresenza delle due disabilità sensoriali visive e uditive e in disturbi di linguaggio e apprendimento.
In questi anni ho collaborato e lavorato con diverse cooperative sociali, strutture e scuole sia pubbliche che private, anche attraverso il servizio di assistenza educativa domiciliare e progetti educativi nella scuola dell’infanzia e primaria.

Cosa ti ha portato a specializzarti in questo campo? Cos’ha di speciale per te?

Ti ringrazio per questa domanda, non ho spesso la possibilità di raccontare la mia storia. Sicuramente, come tanti miei colleghi educatori e come gli insegnanti e tutti i professionisti che lavorano nel campo del sociale, vi è un predisposizione innata, un’attitudine al sostegno e all’insegnamento che si manifesta nella maggior parte dei casi fin dall’infanzia o dall’adolescenza.

Nel mio caso ti confermo proprio questo aspetto: sin da bambina sognavo di fare “la maestra” o comunque ho sempre avuto la tendenza ad attuare comportamenti o azioni mirate al sostegno, all’aiuto e comprensione dell’altro ma, in effetti, c’è stato un particolare episodio della mia vita che mi ha spinto a specializzarmi proprio in questo settore.

Come sarà accaduto a tante persone, spesso si verificano degli avvenimenti inaspettati e apparentemente negativi che poi si evolvono positivamente regalandoti nuove opportunità.

Iscriviti alla Newsletter di IntendiMe

Acconsento al trattamento dei dati personali per Finalità di Marketing da parte di IntendiMe S.r.l. in conformità alla Privacy Policy

I problemi di salute e la scelta della propria strada

All’età di 19 anni a causa di un grave problema di salute, durante la mia permanenza in diversi ospedali ebbi la possibilità di conoscere delle persone meravigliose, la mia condizione che interessava anche la vista e l’apparato vestibolare, mi ha dato la possibilità di avere un contatto diretto con pazienti con deficit uditivi e visivi e i loro racconti ed esperienze mi hanno fatto compagnia per tanti di quei lunghissimi e interminabili giorni.

Al termine di questo periodo, qualcosa in me era profondamente cambiato: percepivo la necessità di indirizzarmi verso nuovi settori e possibilità che rispecchiassero completamente ciò che ero e le mie passioni, in modo quasi naturale e senza nessuna conoscenza durante la convalescenza acquistai dei testi di LIS e Braille e da sola, non potendo ancora vedere correttamente e riprendere gli studi universitari, mi cimentai ad imparare qualche segno.

 

La guarigione e gli studi come educatrice

Successivamente, potendo riprendere i miei studi, decisi di specializzarmi anche attraverso dei corsi professionali per conseguire dei titoli che mi permettessero di poter lavorare seriamente nel settore.
Ho avuto la fortuna di cominciare a lavorare subito dopo il termine dei miei studi e i miei primi servizi avvennero proprio attraverso l’assistenza educativa domiciliare con bambini con ipoacusia bilaterale grave o profonda e ipovedenti.
Non voglio fare della retorica, ma per me sono state e sono esperienze uniche e formative su ogni aspetto della mia vita non solo professionale. Sin da quando ho cominciato i miei interventi educativi ho messo a disposizione dei bambini e ragazzi tutte le mie conoscenze, attuato e ricercato costantemente nuove strategie d’intervento più efficaci, collaborando attivamente con le loro famiglie e tutte le altre figure professionali presenti nella loro vite. Mi sono sempre messa in discussione e ho continuato a formarmi per rimanere aggiornata sulle nuove metodologie, ma al di là di questo aspetto professionale, se mi permetti, la vera domanda è “cosa hanno insegnato loro a me?” e qui ci sarebbe da scrivere per giorni. 

Più che un lavoro: un meraviglioso e continuo scambio

Per me il mio lavoro è stato realmente uno scambio continuo e, anche in questo caso, lo vorrei sottolineare, ho avuto la fortuna di conoscere famiglie e bambini meravigliosi, che porterò sempre nel cuore, ognuno con la sua storia e il proprio vissuto personale.

Durante questi interventi, mi sono sempre resa conto con il passare dei giorni, degli immensi insegnamenti che loro e le loro famiglie mi stavano donando, ho sviluppato una nuova prospettiva da cui osservare la vita e il mondo, il senso dell’empatia e del vero ascolto che non passa solo attraverso il canale uditivo e verbale, del sostegno che non si basa solo sull’utilizzo di metodologie educative, ma si può attuare anche attraverso la percezione della tua pura e silenziosa presenza nei momenti di bisogno.

Ho compreso il valore del silenzio e il peso di ogni singola parola, ho sviluppato la capacità di comprendere i messaggi del corpo al di là delle parole e ricordo che mi sorpresi spesso nel constatare la loro capacità di percepire come mi sentissi senza aver detto nulla, il modo in cui comprendessero il tuo stato d’animo o il carattere delle persone solo attraverso dei piccoli particolari. Mi hanno insegnato a non dare nulla per scontato, il vero senso della sensibilità, della solidarietà e di una sana autostima, donare veramente significato alle piccole cose, ad ogni piccolo e nuovo obiettivo raggiunto, il coraggio e la determinazione nell’affrontare tante difficoltà e i propri limiti senza arrendersi avendo, per tanti di loro, la capacità di dispensare continuamente sorrisi ai loro familiari o a chi li circondasse.

 

L’insegnamento più grande: la positività nonostante le difficoltà

Anni fa, ho avuto l’opportunità di collaborare per un progetto anche con persone sordocieche e rimasi profondamente colpita e ispirata dalla loro gioia e positività, nonostante le tantissime difficoltà manifestavano un sincero amore verso la vita e tutto ciò che li circondasse, la voglia di condividere e il loro sorriso puro, vero e diretto. Per tutte queste motivazioni sono profondamente grata e li considero miei Insegnanti nella “scuola della vita”.

 

Com’è cambiato il tuo lavoro dall’inizio dell’emergenza coronavirus? hai potuto continuare a lavorare? Avete fornito loro una forma di supporto a distanza?

Purtroppo la rapida diffusione nel nostro Paese del covid-19, ha cambiato notevolmente il nostro lavoro, come per tutti i settori.
La chiusura delle scuole ha dato inizio ad una serie di cambiamenti anche in tutti gli altri servizi educativi, un atto assolutamente necessario per contrastare la diffusione del virus, che ci ha fatto comprendere sin dalle prime ore la necessità e il dovere di garantire, attraverso forme di supporto a distanza, la continuità didattica e il sostegno ai bambini e alle loro famiglie.
In accordo con le famiglie, ho continuato a svolgere il mio lavoro con appuntamenti giornalieri o con diverse cadenze settimanali di un’ora/un’ora e mezza ciascuno, in cui tramite videochiamata (spesso anche in LIS) oppure attraverso mail e altri supporti trasmetto materiale o schemi di studio, svolgiamo i compiti o portiamo avanti il piano educativo precedentemente avviato, tenendo in considerazione tutti gli aspetti fondamentali di un intervento, non solo nell’aspetto didattico, ma anche psicologico ed emotivo, ascoltando i loro pensieri e disagi, rassicurandoli e facendo percepire loro tutta la nostra comprensione e sostegno.

 

Come pensi cambierà il tuo lavoro nei prossimi mesi?

Tutto dipenderà dall’evolversi della situazione rispetto alla diffusione del virus: per ora garantiremo i servizi a distanza nel pieno rispetto dei decreti del governo per la tutela dei bambini e delle loro famiglie.

 

Cosa ti senti di dire ai tuoi ragazzi?

Mi sento, in primis, di ringraziarli. Vorrei raccogliere in questo mio pensiero tutti i bambini, adolescenti e studenti in generale, le loro famiglie, tutti gli insegnanti e le numerose figure professionali come la mia che opera nel settore per tutto il loro sacrificio di questi mesi, il loro impegno, costanza e infinita pazienza.
Sono certa che questa situazione arriverà presto a conclusione, lasciando in noi numerosi insegnamenti e spunti di riflessione, in una rinnovata quotidianità potremmo di nuovo condividere, vedere crescere forti e fieri i semi piantati in questo periodo e coglierne gli abbondanti frutti e così sorridere fiduciosi al futuro.