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La creatività come stile di vita e un obiettivo fotografico attraverso cui guardare il mondo

da | Gen 31, 2021 | Storie | 0 commenti

Serena ha 28 anni e a due anni le è stata diagnosticata una “ipoacusia neurosensoriale bilaterale”. È una ragazza creativa che vive nel cuore dell’Oltrepo Pavese, abbastanza lontano dalle grandi città come Milano dove “purtroppo” si reca per lavoro come impiegata. Ama la natura e stare all’aria aperta, e in questi ultimi anni si è buttata sul trekking perché, dice, “non c’è modo migliore per una full immersion nella natura dove ci si sente in pace con se’ stessi”.
Ha diverse passioni ma tra quelle che le riescono meglio e le danno più soddisfazione ci sono certamente la fotografia e le creazioni con laser, principalmente su legno.

 

Quando si sono accorti della tua sordità? C’è stato un episodio particolare?

Della mia sordità si sono accorti i miei genitori quando poco prima dei 2 anni dicevo già le prime paroline, finché tutto ad un tratto ho iniziato a muovere le labbra senza emettere più alcun suono.
Ricordo che mi hanno raccontato di un episodio dove mia mamma, solita a fare la lavatrice in cantina e io in macchina che giocavo a fare “il pilota”, riuscivo a capire il labiale di mia mamma attraverso il parabrezza e le rispondevo pure! Era ormai evidente che qualcosa non andava. Dopo ciò, i miei genitori si sono subito attivati e così sono stata sottoposta ai primi esami per indagare se fosse tutto ok. Dapprima i medici erano piuttosto scettici su una mia possibile sordità perché ero molto sveglia, ma alla fine ecco che arrivò la diagnosi: “Ipoacusia neurosensoriale bilaterale”.

carmelo. rodolfo mazzamuto

Quali rimedi e percorsi riabilitativo-educativi hanno scelto i tuoi genitori per te e come sono stati

Tornando indietro, pensi che abbiano fatto la scelta giusta per te o la cambieresti?
Dopo la diagnosi di sordità sono stata subito protesizzata con la “scatola” all’età di 2 anni e andavo dalla logopedista 3 volte alla settimana; inoltre, fin dall’asilo sono sempre stata affiancata da un’insegnante di sostegno.
Passavo ore e ore con mia nonna che pazientemente mi insegnava a leggere e scrivere, e difatti ho imparato presto: ancora oggi si ricorda quando, sempre all’età di due anni, con un pennarello ho scritto il mio nome a caratteri cubitali sul suo divano di pelle! (Beh, avevo decisamente imparato bene).
Sulle scelte che i miei genitori hanno preso per me sono due le cose di cui si sono pentiti: la prima è quella della “scatola” che non mi ha dato buoni risultati facendomi perdere tempo utile, perché ai miei era stato loro detto che per utilizzare le protesi retroauricolari avrei dovuto aspettare fino a quando non avessi iniziato le scuole elementari.
La seconda è la logopedista: hanno scoperto tardi che il suo metodo riabilitativo non era stato dei migliori, infatti mi ha spesso fatto lavorare appoggiandomi esclusivamente sulla lettura labiale anziché stimolare anche l’udito e di conseguenza la mia memoria uditiva, facendomi lavorare per esempio con la bocca schermata.

 

La sordità ha influito nella tua infanzia e nei tuoi studi? Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato?

Per fortuna la mia sordità non mi ha creato troppi problemi nella mia infanzia, ero una bimba molto vivace con un bel caratterino e grazie proprio a questo mi facevo rispettare. Spesso mi è capitato di difendere amici più fragili o in difficoltà.
Difficile è stato invece far capire a maestre e professori di non darmi alle spalle durante le lezioni e parlare stando fermi… ammetto di aver avuto difficoltà per questo, ma per fortuna studiavo e mi applicavo molto portando a casa buoni voti. Al momento della scelta della scuola superiore ero molto indecisa sulla strada da intraprendere, ero combattuta tra liceo artistico e istituto tecnico agrario: beh, alla fine la mia scelta è ricaduta sull’indirizzo grafico pubblicitario che mi permetteva di studiare e applicarmi su materie più “pratiche” rispetto a quelle orali.

 

carmelo. rodolfo mazzamuto

Raccontami del tuo percorso verso l’IC (impianto cocleare): quando e perché l’hai scelto? Ne sei soddisfatta?

Nonostante le mille difficoltà da affrontare ogni giorno per cercare di stare al “passo” con gli udenti, mi sono sempre accontentata delle protesi in quanto avevo un “mediocre” recupero uditivo,
Ad un certo punto però, mi sono resa conto di sentire sempre meno e ho così scoperto una grave perdita residua dell’orecchio destro tale da rendere inutilizzabile la protesi; mi sono arrangiata quindi con l’orecchio sinistro sperando di rimanere “stabile” e continuare suppergiù a sentire con quel che rimaneva… Nel frattempo mi è stato più volte proposto l’impianto cocleare che continuavo a rifiutare categoricamente per diversi motivi.
E così, per tanto tempo ho preferito “trascinarmi” in questo modo adattandomi ogni volta ai diversi cali di udito, finché una delle mie paure più grandi si è concretizzata: l’unico orecchio funzionante rimasto stava facendo la stessa fine dell’altro per cause ancora ignote!
Fu l’inizio di un periodo pessimo e sconfortante che mi ha portata ad isolarmi da tutto e tutti, ma che mi è servito ad aprire gli occhi. Una vita fatta di rinunce… no, non andava bene e soprattutto non era possibile continuare così: dovevo imparare a volermi bene. Tutte le mie “piccole” vittorie faticosamente collezionate nel corso degli anni, come i progressi personali, l’integrazione sociale e così via, andavano pian piano a perdersi rendendo vani tutti i miei sforzi e sacrifici. Non me lo potevo permettere.
Perciò, non avendo ormai più nulla da perdere, nel mio profondo mi sono fatta un po’ di coraggio e ho deciso di fare questo intervento!
Ora, a distanza di due anni dall’intervento di impianto cocleare, sono più che certa di aver fatto la scelta migliore per perseguire i miei obiettivi: portare questa maledetta curva audiometrica più in alto possibile e acquisire memoria uditiva.
Era proprio arrivato il momento di riprendere in mano la mia vita e “rituffarmi” nel mondo dal quale mi ero ormai estraniata per troppo tempo. 

carmelo. rodolfo mazzamuto

Nella tua vita una parte molto importante è dedicata all’arte. Quando e come sono nate queste passioni?

Nel tempo libero mi diverto a “creare”.
Fotografo sin da piccola, all’inizio ho iniziato per gioco, poi ho acquisito maggiore consapevolezza diventando capace di fissare momenti e creare immagini che già ho in mente. Mi concentro perlopiù su animali e natura, ma mi piace anche spaziare tra vari generi per scoprire più sfaccettature della realtà vista attraverso l’obiettivo.
Oltre alla fotografia si è aggiunta successivamente la lavorazione del legno al laser.
Sin da piccola ho infatti sempre adorato creare e costruire, insomma fare tutto ciò che richiede manualità. Un giorno mio padre, falegname, mi ha messo la pulce nell’orecchio, e allora mi sono decisa ad acquistare un Laser Cutter ed essendo grafica, il passo è stato breve. Dal nulla è nato Creative Lab, un “luogo” dove grafica e laser si incontrano.
Sempre in ambito hobbistico, da lì ho poi iniziato ad esporre i miei lavoretti ai mercatini facendomi notare e finalmente (dopo 7 anni di disoccupazione) ho avuto il primo vero colloquio di lavoro tramutatosi in un contratto per impiegata in ufficio tecnico.

carmelo. rodolfo mazzamuto

Qual è la domanda o l’affermazione sulla sordità più sciocca o fastidiosa che ti hanno fatto?

“Ah, ma hai la patente?” Ancora rido a questa domanda che la gente udente a volte mi pone con stupore.
Lo stesso dicasi quando ricevevo delle chiamate per un colloquio di lavoro nonostante sul mio CV sia stato espressamente indicato di contattarmi tramite SMS.
È incredibile vedere come ad oggi ci sia ancora molta disinformazione che circola libera nella nostra società e che questo diffonda ”inconsapevole ignoranza” tra la gente che spesso non sa proprio come rapportarsi con noi sordi, come comunicare, etc., eppure basterebbe informarsi un po’ e venirci incontro…

 

Qual è il pregiudizio sulla sordità che ti infastidisce di più?

Mi infastidisce molto il fatto che noi sordi siamo visti dall’esterno come persone con dei limiti e veniamo spesso ignorati o esclusi in certe circostanze. 

carmelo. rodolfo mazzamuto

Un rimprovero e un consiglio da te, per te

Mi rimprovero sempre di avere poco coraggio e non riuscire a buttarmi tra la gente, di essere timorosa e un po’ timida, il che in certi casi mi fa dimenticare di fare presente la mia sordità. Per il resto mi do da sola una pacca sulla spalla!

 

Hai un sogno nel cassetto?

Sono cresciuta col metodo oralista e non conosco la LIS, ma non nego che in un futuro sarei proprio curiosa di impararla.

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