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Michela Nuscis: la nuotatice sorda che in acqua ha trovato sé stessa

da | Apr 27, 2020 | Storie | 0 commenti

Oggi cominciamo un nuovo, appassionante viaggio nel mondo della sordità. Durante il nostro percorso insieme scopriremo le storie di tante persone sorde che hanno il piacere di raccontarci un pezzetto del loro mondo. La storia che conosceremo oggi è quella di Michela Nuscis, segni particolari: sirenetta!

 

Conosciamo meglio Michela

Michela Nuscis ha 28 anni, è di Cagliari ed è un’atleta della FIN (Federazione Italiana Nuoto) nella categoria Master e della FSSI (Federazione Spor Sordi Italia) nella categoria Assoluti. 

Michela è nata sorda in una famiglia di udenti, dopo il diploma si è iscritta all’università ma l’ha lasciata poco dopo perché non era accessibile. Oggi è Presidente dell’A.S.D. G.S. ENS Cagliari – Polisportiva Silenziosi e ha una grande passione per lo sport, in particolare per il nuoto, che rappresenta le ali della sua libertà.

Adesso però, lasciamo che sia Michela a raccontarci la sua storia e diamo a lei la parola!

Michela, vita da nuotatrice

L’amore per il nuoto, le difficoltà iniziali e la prima gara

Ho cominciato a frequentare la piscina di Quartu vicino a casa mia quando avevo nove anni, era l’occasione sia per trascorrere più tempo con altri ragazzi della mia età, sia per andare a nuotare assieme ai miei genitori, a quei tempi atleti della categoria master. 

Sono partita dalla pre-fila (quindi dal livello zero) fino ad essere pronta per partecipare alle gare, ma poiché la mia sordità mi creava delle difficoltà, sono stata inserita nella squadra dei disabili: ero l’unica sorda in tutta la Sardegna e non era possibile partecipare alle gare

La grande delusione mi ha portata a lasciare il nuoto dopo soli tre anni e mi sono dedicata ad altri sport. Il richiamo dell’acqua era però troppo forte per me, e così, quando qualche anno dopo mia madre ha iniziato a frequentare un’altra piscina e ha conosciuto Toni Satta, un istruttore specializzato nel nuoto per disabili, gli ha raccontato della mia situazione e io ho avuto un’altra occasione per tornare in vasca. Toni mi aveva promesso che avrei partecipato alle gare e così è stato. A 19 anni, proprio nel giorno del mio compleanno, dopo due anni spesi a cercare un modo per mantenere la promessa, grazie al mio istruttore ho partecipato alla prima gara della FSSI (Federazione Sport Sordi Italia).

Lo stile di nuoto di Michela

Ho fatto prima dorso, stile libero e 50-100 metri, ma adesso faccio tutto, sono diventata fondista, e percorro lunghe distanze in mare.

La prima volta in acqua

Nel 2014 ho scoperto che nella spiaggia di Is Aruttas, in provincia di Oristano, si svolgevano delle gare NALS (Nuoto Acque Libere Sardegna) e allora mi sono iscritta per curiosità. 

Quel giorno eravamo un gruppo di atleti con i costumi uguali e il numero scritto col pennarello sulla cuffia; al fischio d’inizio tutti si sono buttati acqua, io ovviamente non l’ho sentito ma mi sono fatta trascinare dal gruppo e ho cominciato a nuotare. Stava andando tutto bene quando…ho ingerito dell’acqua di mare! Mi sono dovuta fermare per riprendermi, ma non mi sono data per vinta e ho continuato la mia gara finché non ho raggiunto il traguardo. << Ce l’ho fatta>>, mi son detta, <<e alla fine mi sono anche divertita>>.

La più grande soddisfazione

Sicuramente la traversata di 6 chilometri da Carloforte a Porto Paglietto, una bella sfida con me stessa e con gli altri atleti, che ho superato uno dopo l’altro, ero così contenta! Mi sono classificata prima nella mia categoria, e quarta nella classifica generale.

La più grande delusione

Nel giugno 2019 ho partecipato alla gara “VII Coppa PulAstilelibero” organizzata nelle acque di Pula dalla SSD Atlantide in collaborazione con la FIN Sardegna in onore di Amelia, figlia dell’ex campione e allenatore Corrado Sorrentino, morta a soli 7 anni nel novembre 2018 per una rara patologia intestinale. Stavo nuotando e ormai mancavano soltanto 100 metri al traguardo, ma poi si è accostato un gommone per annunciare che la gara era stata annullata a causa del forte vento. Questa conclusione è stata davvero deludente, tenevo tantissimo a quest’evento per la raccolta di fondi destinati al sostegno di progetti pediatrici per la prevenzione delle malattie rare infantili.

Gli allenamenti: una gara continua per superare sé stessa

Mi alleno in piscina 3 volte alla settimana per circa un’ora e mezzo percorrendo in acqua l’equivalente di 3 chilometri e mezzo, e per migliorare le mie prestazioni seguo con diligenza la sequenza di esercizi che gli allenatori hanno messo a punto per me.

Prima di ogni gara…

Ripeto sempre “Ma devo proprio andare? Non ne ho voglia”!

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Ispirazioni e modelli di Michela

Da adolescente ero una fan sfegatata dell’americano Micheal Phelps, adesso invece guardo con ammirazione l’italiana e mia coetanea Rachele Bruni, un idolo per i fondisti come me.

Le emozioni di una nuotatrice

Nel momento in cui metto il costume mi sento liscia al tatto, poi durante le gare mi sento un’altra persona con una missione ben precisa: dare il massimo per sfidare me stessa e il mondo.

Mare o piscina?

Mare, non c’è dubbio! Il mare mi manca proprio tanto quando non ci vado, ma per fortuna vivo in Sardegna e quando ci sono delle belle giornate mi metto la muta e mi faccio una bella nuotata anche d’inverno!

FIN e FSSI: che differenza c’è?

Negli ultimi tempi il regolamento è un po’ cambiato, così come la “strumentazione tecnologica”, ma quando ho fatto la prima gara con la FSSI c’era l’arbitro davanti agli atleti e al suo cenno dovevamo partire tutti insieme. 

Nelle gare FIN, invece, partivo in ritardo perché non sentivo il fischietto oppure chiedevo a qualcuno di darmi un colpetto per avvisarmi. 

La FSSI si è poi dotata di avvisatori luminosi ai blocchi, mentre appena due anni fa la FIN ha inserito un avvisatore luminoso unico collegato al fischietto dell’arbitro, ma a seconda della corsia a cui vieni assegnato non sempre è visibile: per questo spesso chiedo di migrare nelle corsie laterali.

 

Uno sguardo al futuro: sogni e aspirazioni

Ho intenzione di nuotare per sempre, fino a quando sarò una vecchia decrepita, ma nel frattempo non escludo la possibilità di aiutare un giorno altri aspiranti atleti. A pensarci bene un po’ già lo faccio con i giovani della FSSI: alcuni di loro sono molto timidi e hanno una smisurata paura di perdere, ma grazie alla mia esperienza e ai miei consigli sono in grado di tranquillizzarli e motivarli a non farsi prendere dal panico affinché possano godersi il momento e soprattutto la cosa più importante, la gioia di essere parte di una squadra.

 

La cosa più bella del nuoto

La libertà. Quando nuoto mi sento libera, spazzo via tutto lo stress, la rabbia e le preoccupazioni accumulate, e non da ultimo il nuoto mi concede anche il privilegio di viaggiare e conoscere tante persone nuove.

 

Nuoto e discriminazioni verso i sordi

All’inizio mi è capitato di sentirmi discriminata, soprattutto quando richiedevo che ci fossero in vasca gli avvisatori luminosi segnalanti il fischietto, come nelle gare fra sordi con la FSSI. I miei compagni di squadra udenti dapprima non capivano l’importanza della mia richiesta, ma poi ho avuto tutto il loro sostegno e dopo tanta attesa la mia richiesta è stata finalmente accolta, per cui devo ringraziare anche il presidente FIN Sardegna Danilo Russu, una persona molto sensibile verso queste tematiche. Durante le gare al mare invece, gli altri atleti non mi hanno mai guardata con occhi diversi solo perché sono sorda, e con loro mi sono sempre sentita a mio agio e integrata: mi tuffo quando si tuffano gli altri, si parte tutti insieme e poi ognuno pensa per sé fino al traguardo. 

 

I consigli di Michela

Un consiglio per chi sogna di diventare un nuotatore

Avere un istruttore preparato e severo è importante, ma per diventare davvero bravi dovete innanzitutto essere pronti ad accettare i sacrifici che questo sport richiede: solo così otterrete grandi soddisfazioni e, credetemi, ne vale la pena.

Un consiglio da Michela, per Michela

Quando nuoto ci sono momenti in cui non ce la faccio più e quasi non sento il mio corpo. Sono proprio quelli i momenti in cui mi ripeto “Vai avanti, non mollare, forza, un ultimo sforzo”. Ecco, questo voglio ricordarmelo sia in acqua che fuori dall’acqua “Michela, non arrenderti mai”.